mar
2010
06

La prima volta che ho usato un Breda a caccia fu quando, ero alla prima o forse alla seconda licenza di caccia, un cliente abituale dell’armeria in cui allora ero il “Cinno” mi chiese se volevo andare ad allodole con lui nelle campagne vicino a Ostellato. La partenza era stabilita alle prime ore del mattino e io mi presentai con un buon anticipo in bicicletta davanti a casa sua con una cinquantina di cartucce e, a tracolla,la mia Dumoulin a cani. Quando vide la mia doppietta sorrise e mi disse: “ho preso per te il Breda così avrai cinque colpi senza perdere tempo a ricaricare”. Così caricammo nella sua macchina due fucili oltre il mio e tre cassette da 200 cartucce, in più l’attrezzatura per le allodole e partimmo. Non ricordo molto di quella giornata, ormai sono passati più di 35 anni, però mi è rimasta impressa la grande abbondanza di allodole in una gelida mattina di sole, il Breda che rimaneva sempre vuoto e le mani gelate che faticavano a spingere le cartucce nel serbatoio.Tornammo a casa con due cassette di cartucce vuote e la terza piena solo a metà e quasi un centinaio di allodole. Il Breda si era comportato egregiamente senza un solo inceppamento, il modello usato quel giorno era del primo tipo, a lungo rinculo, costruito nei primi anni ’50 dalla Breda Meccanica Bresciana, completamente in acciaio. Aveva la caratteristica di essere smontabile completamente a mano, escluso il calcio. Tutte le parti erano ottenute per fresatura, compreso il coperchio del castello. Rispetto ai modelli successivi il calcio era trattenuto oltre che dal vitone collegato al tubo guidamolla all’interno del calcio, anche da una vite collegante due codette che facevano parte dell’impugnatura (come nel Browning). Nella codetta superiore era situata la sicura dorsale con un piccolo bottoncino di arresto da premere per lo spostamento. Il tubo serbatoio conteneva 4 colpi ed era chiuso anteriormente terminando con un tubetto di qualche centimetro in cui si impegnava la vite che tratteneva in sede l’asta e la canna, ed era completamente cromato. Di questi tubi serbatoio ne ho visti anche con capacità di sette colpi con l’asta ovviamente altrettanto lunga, in quanto il serbatoio non fuoriusciva dall’asta, ma ne rimaneva completamente coperto.Le canne erano o senza bindella con uno zoccolo porta mirino, oppure con bindella piena in lamierino e saldata a stagno alla canna. L’arma era ben rifinita, tutte le parti non brunite, con l’eccezione dell’elevatore, erano coperte di una eccellente cromatura così come l’interno delle canne. Negli anni successivi furono fatti nel Breda notevoli miglioramenti. Furono abolite le codette che indebolivano il calcio, rimase a trattenerlo solo il vitone posteriore e il punto di contatto del calcio al castello fu fatto leggermente conico, con questi accorgimenti un buon armaiolo poteva modificarne la piega e lo spostamento. Togliendo le codette fu tolta anche la sicura dorsale che fu sostituita da una laterale al castello che fungeva anche da perno di ritegno del gruppo sottogrilletto ed era reversibile a dx o sx, fu modificata la biella che diventò in lamiera stampata così come pure il coperchio. Nel nuovo modello Breda il tubo serbatoio non era chiuso nella parte anteriore ed era filettato per il tappo di chiusura, la molla del serbatoio stesso era trattenuta in sede da un anello in acciaio a espansione, rimuovendo il quale si poteva sostituire al tappo a vite una prolunga del serbatoio di ottima fattura che portava la capacità del fucile a 7 colpi. Altre novità riguardarono le canne; la più importante fu l’adozione degli strozzatori intercambiabili applicati alla canna con una vite a filetto micrometrico, disponibili con 5 diverse lunghezze e strozzature da 0 a 10/10, variando così anche la lunghezza della canna. La bindella divenne ventilata e saldata con lega di ottone, inoltre il diametro della parte di canna fra l’anello di scorrimento e la culatta fu assotigliata leggermente alleggerendola anche esteticamente. L’asta fu semplificata, irrobustita con una fascetta metallica al punto di contatto col castello e una grossa rivettatura nella parte piena davanti all’anello delle canne. Nel castello le viti a perno delle leve laterali furono sostituite da robusti perni a pressione. Di questo fucile ne sono stati fatti diversi modelli con finiture e incisioni di vari tipi e ne fu fatta anche la versione in cal. 20 il quale anche se esteticamente uguale al 12 era diverso internamente e non altrettanto robusto e con il castello e il sottogrilletto in lega leggera. Il Breda a lungo rinculo forse è stato, fino all’avvento del fucile a presa di gas, il fucile automatico più venduto dalle nostre parti, ed ha accompagnato migliaia di cacciatori nelle loro giornate, inoltre i pochi inconvenienti o rotture che presentava erano per lo più dovuti all’incuria e al non corretto uso degli anelli freno e del mollone di rinculo.

Buon fucile questo Breda!

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mar
2010
06

Anche se i nuovi cacciatori non sono molti, soprattutto a causa della difficoltà degli esami venatori, spesso farciti di domande assurde talvolta anche errate, capita che il novello seguace di Diana e protetto di S. Uberto, si presenti con il suo porto di fucile appena ricevuto dalle competenti autorità e mi chieda un fucile per andare a caccia.
A questa domanda devo cercare di indirizzare il potenziale acquirente all’arma più consona al tipo di attività venatoria che intende professare almeno in modo più assiduo.
Tralasciando la caccia agli ungulati, sia di selezione sia in battuta, da effettuare con carabine a canna rigata, di cui ho già parlato in precedenti articoli, la scelta del fucile per la caccia, sia alla selvaggina stanziale che alla migratoria, si può così effettuare:

  • scelta del calibro
  • scelta del tipo di fucile, canna e strozzatura più idonee all’uso che se ne dovrà fare

La scelta del calibro

Il calibro per eccellenza è il cal. 12, usato dalla stragrande maggioranza dei cacciatori, seguito dal cal. 20 che molti usano sia per la caccia alla migratoria che alla stanziale, altri calibri invece vengono usati soprattutto nella caccia a capanno con l’esclusione del calibro 410 che alcuni usano con buoni risultati anche nella caccia vagante. Il cal. 12 è quello che ha la più vasta gamma di scelta sul tipo di munizioni, inoltre molte armi moderne sono camerate in modo da poter usare anche cartucce 12 Magnum con bossolo di 76 mm., pertanto con un’unica arma si possono usare quasi tutte le cartucce presenti sul mercato. Qualche fabbrica d’armi ha iniziato la produzione di fucili cal. 12 Ultramagnum che per ora sono poco diffusi.

Il cal. 20 è anch’esso, come detto precedentemente per il cal. 12, camerato nelle armi moderne con sede della cartuccia di 76 mm. il che permette di sparare sia cartucce normali, sia cartucce magnum con 35/36 grammi di piombo, praticamente la carica di una cartuccia cal. 12 non magnum. L’uso del cal. 20 permette quindi di avere le stesse prestazioni del cal. 12 come gittata e  inoltre le armi di questo calibro sono molto più maneggevoli dell’arma dello stesso tipo in calibro 12.

Automatico, Doppietta o Sovrapposto?

Tralasciamo l’uso del fucile monocanna riservato praticamente a chi caccia a capanno. Il fucile automatico è praticamente l’arma più usata. Indispensabile nella caccia in botte e non solo per quel colpo in più rispetto alle doppiette e ai sovrapposti, ma perché si può ricaricare senza doversi sporgere dalla botte o dal capanno. Inoltre, essendo in genere un’arma abbastanza rustica e non eccessivamente costosa è quella che meglio si presta per un uso privo di riguardi. Se si aggiunge la facile sostituzione della canna ed eventualmente delle strozzature,  il fucile automatico risulta essere utile per tutte le cacce, dall’allodola al cinghiale.

La doppietta è l’arma classica per la caccia, il fucile per chi caccia sportivamente, soprattutto la selvaggina stanziale, importante la scelta delle canne e delle strozzature diverse secondo l’ambiente e il tipo di caccia: canne corte e larghe xxxx-xx per chi caccia in montagna e nel bosco, xxx-x con canne di 70/71 mm per chi caccia in pianura. Personalmente la doppietta che più mi piace è quella a cani esterni e bigrillo. Reputo utile il monogrillo solo per chi, abituato all’automatico non riesce a fare il passaggio dal primo al secondo grilletto. L’estrattore automatico è comodo per il tiro, ma a caccia lo reputo inutile, inoltre l’estrazione manuale dei bossoli ne permette il recupero evitando di disperderli sul terreno.

Per il sovrapposto valgono le considerazioni fatte per la doppietta.
Un buon sovrapposto può essere utilizzato anche per il tiro al piattello, anche se il sovrapposto da caccia ha specifiche diverse da quello per il tiro.

Secondo il tipo di canne e di strozzature scelte si può fare il trapp o il percorso caccia.
Molte ditte fabbricano ora sovrapposti con strozzatori interni intercambiabili, che se anche possono non piacere rendono l’arma molto versatile e praticamente tuttofare.

Una scelta di massima importanza consiste nelle misure del calcio, perché è il calcio che permette di colpire il bersaglio, pertanto va adattato perfettamente in tutte le sue misure: piega, spostamento o vantaggio e lunghezza a colui che lo dovrà usare.

Un ultimo accenno per le marche: non voglio fare pubblicità per nessuno però voglio ricordare, non per nazionalismo ma come meccanico armaiolo, che attualmente il prodotto Made in Italy, a parte qualche costosissimo fucile estero, è insuperato a livello mondiale. Anche nei fucili automatici, escludendo il vecchio Browning a lungo rinculo, il Made in Italy è nettamente superiore.

Sappiate scegliere e non ascoltate solo la pubblicità.

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mar
2010
06

CinghialeContrariamente a quanto avviene nella maggior parte dei paesi europei e dell’Est a più evoluta tradizione di caccia agli ungulati, in cui la pratica venatoria si svolge quasi esclusivamente con armi rigate, in Italia, escludendo le zone alpine, l’uso della carabina è visto con diffidenza sia per il radicato uso del fucile a canna liscia, sia per il timore di queste armi, ritenute erroneamente più pericolose dei fucili a canna liscia, dovuto alla poca pratica delle armi rigate e alla quasi nulla conoscenza della loro balistica esterna e terminale. Come ho già detto l’uso di armi a canna liscia viene ritenuto meno pericoloso, ma chiunque sia veramente pratico di tiro a palla ne conosce benissimo i difetti che si possono così riassumere : la palla esce dalla bocca della canna a velocità relativamente bassa 470/480 m/s (Rottweill), non ruotando sul proprio asse (come dimostrano le fotografie stroboscopiche eseguite sulla maggior parte di cartucce in commercio) la palla è priva di stabilità e già a 50 mt., la sua precisione lascia a desiderare (sono considerate buone rosate di 5 colpi in 20 cm) oltre i 50 metri colpire un bersaglio è più fortuna che abilità del tiratore. Il difetto peggiore delle palle sparate in armi a canna liscia è dovuto alla bassa velocità iniziale che è causa, unitamente al tipo di palle, dei cosiddetti rimbalzi. La palla infatti, incontrando durante la sua traiettoria, un corpo solido (sassi o alberi nel nostro caso), viene deviata dal suo percorso secondo la sua velocità residua e la durezza e l’angolazione del punto d’impatto stesso, causando molti luttuosi incidenti non imputabili a scarsa prudenza del tiratore o ad imperizia. Uno studio condotto dal Gen. Negri (uno dei più famosi esperti italiani di balistica) dimostra come una palla sparata dalla linea  delle poste con un angolo di 35° rispetto alla linea stessa, rimbalzando contro un ostacolo, passa attraverso la suddetta linea a circa 70 mt. dal tiratore con sufficiente forza viva da produrre la morte di un uomo. Molti credono che la gittata massima delle armi a canna liscia sia 200 o 300 metri, niente di più errato, una palla Brenneke può arrivare con un alzo di 30° a ben 1200 metri.

Come balistica terminale la palla per canna liscia è la meno devastante e traumatica sui tessuti muscolari dell’animale, ciò è dovuto alla scarsa velocità e alla pressochè nulla deformazione della palla che a volte fuoriesce con un foro simile a quello di entrata, causando la fuga e il mancato recupero di animali feriti anche in modo grave o in parti vitali. Esaminando come campione tipo di arma rigata un cal. 30/06 con palla da 180 grs., una delle più comunemente usate per questa caccia, si vengono a rilevare i seguenti dati (solo indicativi in quanto suscettibili di variazioni secondo la marca o il tipo di proiettile)  la velocità impressa al proiettile è mediamente di 825 m/s e la precisione è tale che un mediocre tiratore può colpire un animale anche a 200 metri. La velocità del proiettile fa si che questo scarichi sull’animale un’energia cinetica di circa 3200 Joule ad una distanza di 100 metri e l’onda d’urto trasmessa ai tessuti unita alla deformabilità della palla che arriva al 60/70% della medesima, crea una cavità pulsatoria primaria non inferiore a 200 cc. con cavità temporanea di 4000 cc e zone di travaso sanguigno non inferiore a 2500 cc. In caso d’urto contro un ostacolo durante la sua traiettoria, il proiettile lo trapassa oppure vi si disintegra. Si hanno casi di rimbalzo solo con un angolo inferiore ai 15°. Per chi teme la gittata massima delle carabine tengo a precisare che per ottenerla occorre sparare verso l’alto con un’angolazione tale che servirebbe solo se i cinghiali “volassero sopra gli alberi”, mentre di solito si spara verso il basso o addirittura dentro i fossi che attraversano i boschi, essendo questi i sentieri preferiti dal suinide. Queste note sono state scritte e presentate agli Enti Pubblici responsabili della gestione della caccia nel 1990, ora a 10 anni di distanza e di esperienze, posso dire che i fatti mi hanno dato ragione.

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