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	<title>Alfredo Bigi</title>
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	<description>L&#039;Armeria Grandi di Alfredo Bigi è un negozio storico nel cuore di Bologna, famoso per professionalità, qualità e cortesia!</description>
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		<title>Calcolo dell&#8217;angolo di sito a varie distanze e con vari angoli di tiro, sia positivo (verso l&#8217;alto) che negativo (verso il basso)</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 22:20:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le cifre della distanza effettiva calcolando lʼangolo di sito sono arrotondate per eccesso o per difetto a seconda che le frazioni di metro risultino inferiori o superiori ai 50 cm. Esempio: m 143,70 si arrotondano a m 144,00, mentre m &#8230; <a href="http://alfredobigi.com/2011/02/09/articoli/calcolo-dellangolo-di-sito-a-varie-distanze-e-con-vari-angoli-di-tiro-sia-positivo-verso-lalto-che-negativo-verso-il-basso/1">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="TweetButton_button" style="float: right; margin: 7px 0 0 13px; width: 56px; height: 66px;;height:20px;margin-bottom:5px;"><a href="http://twitter.com/share data-url="http://alfredobigi.com/2011/02/09/articoli/calcolo-dellangolo-di-sito-a-varie-distanze-e-con-vari-angoli-di-tiro-sia-positivo-verso-lalto-che-negativo-verso-il-basso/1" data-text="Calcolo dell&#038;%238217;angolo di sito a varie distanze e con vari angoli di tiro, sia positivo (verso l&#038;%238217;alto) che negativo (verso il basso)"data-count="vertical" data-lang="en" data-related="angolo+di+sito,inclinazione,taratura""><img src="http://alfredobigi.com/wp-content/plugins/tweetbutton-for-wordpress/images/tweet.png" style="border:none" /></a></div>
<p>Le cifre della distanza effettiva calcolando lʼangolo di sito sono arrotondate per eccesso o per difetto a seconda che le frazioni di metro risultino inferiori o superiori ai 50 cm.<br />
Esempio: m 143,70 si arrotondano a m 144,00, mentre m 141,30 si arrotondano a m 141,00</p>
<p>Nella sottostante tabella è indicata la distanza già calcolata con la variazione dovuta allʼangolo di sito e da usare per il tiro.</p>
<div id="attachment_126" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://alfredobigi.com/wp-content/uploads/2011/02/angolo-di-sito1.png" rel="shadowbox[sbpost-1];player=img;" title="Angolo di sito"><img class="size-medium wp-image-126" title="Angolo di sito" src="http://alfredobigi.com/wp-content/uploads/2011/02/angolo-di-sito1-300x98.png" alt="Angolo di sito" width="300" height="98" /></a><p class="wp-caption-text">Calcolo dell&#39;angolo di sito.</p></div>
<p>Questa tabella è indicativa e non ha pretese di precisione, ma può dare unʼindicazione al tiratore/cacciatore quando si trova nelle condizioni di effettuare un tiro con notevole pendenza e non ha idea di quanto potrà influire lʼangolo di sito (grado di pendenza) rispetto alla distanza del bersaglio e alla taratura dell&#8217;arma.<br />
Esempio: bersaglio telemetrato a 200 m con una pendenza di 45°, si dovrà sparare come se il bersaglio si trovasse a 140 m.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Difficoltà del tiro in poligono, in condizioni ambientali avverse e conseguentemente nel tiro venatorio</title>
		<link>http://alfredobigi.com/2010/04/21/articoli/difficolta-del-tiro-in-poligono-in-condizioni-ambientali-avverse-e-conseguentemente-nel-tiro-venatorio/15</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 12:22:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Capita non di rado di recarsi al poligono per la taratura dell’ottica della carabina, per il controllo della stessa oppure per provare un  certo tipo di munizioni e di trovarsi con il tempo che fa capricci. I vari problemi possono &#8230; <a href="http://alfredobigi.com/2010/04/21/articoli/difficolta-del-tiro-in-poligono-in-condizioni-ambientali-avverse-e-conseguentemente-nel-tiro-venatorio/15">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="TweetButton_button" style="float: right; margin: 7px 0 0 13px; width: 56px; height: 66px;;height:20px;margin-bottom:5px;"><a href="http://twitter.com/share data-url="http://alfredobigi.com/2010/04/21/articoli/difficolta-del-tiro-in-poligono-in-condizioni-ambientali-avverse-e-conseguentemente-nel-tiro-venatorio/15" data-text="Difficoltà del tiro in poligono, in condizioni ambientali avverse e conseguentemente nel tiro venatorio"data-count="vertical" data-lang="en" data-related="angolo+di+sito,nebbia,pioggia,sole,taratura,vento""><img src="http://alfredobigi.com/wp-content/plugins/tweetbutton-for-wordpress/images/tweet.png" style="border:none" /></a></div>
<p>Capita non di rado di recarsi al poligono per la taratura dell’ottica della carabina, per il controllo della stessa oppure per provare un  certo tipo di munizioni e di trovarsi con il tempo che fa capricci.</p>
<p>I vari problemi possono essere dovuti alle seguenti condizioni di cui vedremo come trovare la soluzione.</p>
<ol>
<li><strong>Nebbia</strong> &#8211; è una delle condizioni peggiori, però (se il poligono rimane agibile) si può avere a volte una visione accettabile del bersaglio variando gli ingrandimenti dell’ottica, comunque anche in presenza di nebbia è bene preparare i bersagli in quanto un variare del vento può permettere di sparare con una visuale normale. Più problematico in  caso di nebbia è il controllo dei fori dei proiettili nel bersaglio (che si consiglia rosso) con il canocchiale</li>
<li><strong>Pioggia</strong> &#8211; la pioggia, se non è un rovescio non influisce molto nel tiro vero e proprio,  però l’acqua danneggia il bersaglio ( anche in questo caso preferibilmente rosso) e lo può anche staccare. Si può rimediare all’inconveniente coprendo il bersaglio con una pellicola di plastica sottile e trasparente montata ben tesa sul telaio portabersagli, se la stessa sarà applicata bene il risultato sarà ottimo</li>
<li><strong>Vento forte</strong> &#8211; questo è un problema che oltre al tiro in poligono crea problemi anche maggiori nell’esercizio venatorio. Un vento forte laterale sposta di vari centimetri il punto d’impatto, es.: un piccolo calibro come il 222 con un vento non molto forte a 200 mt. si sposta di circa 10 cm. dal punto mirato. I calibri che subiscono meno l’influenza del vento sono quelli che si aggirano o superano i 1000 m.s., ancor meglio se con palle pesanti. Con prove fatte in poligono a 300 mt. con carabina cal. 7 STW con palla da 140 grs. e vento molto forte lo spostamento laterale è di 4 o 5 cm. Nelle stesse condizioni con cal. 7&#215;64 e palla peso 120 grs. velocità 900 m.s. dichiarati dalla ditta lo spostamento è stato di 15 &#8211; 20 cm., mentre un cal. 25/06 e palla di 100 grs. con velocità vicina ai 1000 m.s. lo spostamento è stato di circa 10 cm. Ovviamente questi problemi si presentano anche a caccia, forse anche in maniera superiore poichè se in poligono si possono usare strumenti che indicano la direzione e la velocità del vento, nel terreno di caccia normalmente questo è quasi impossibile</li>
<li><strong>Il sole</strong> &#8211; crea un problema al tiro in quanto, per una specie di miraggio sul bersaglio il proiettile tende a colpire sempre spostato in direzione del sole stesso. Con una carabina perfettamente tarata può capitare di colpire con uno spostamento di 5 &#8211; 10 cm. rispetto al punto mirato per poi colpire perfettamente il centro col tramonto del sole o con nuvole che vengano a coprirlo. Tale difetto aumenta con la carta dei bersagli più lucida e con la maggiore luminosità del sole. Per ovviare a questo problema è bene usare bersagli piuttosto opachi. Questo fenomeno non crea problemi nel tiro venatorio</li>
<li><strong>L’angolo di sito</strong> &#8211; un problema che viene a crearsi quando si spara con l’arma inclinata verso il basso o verso l’alto e che in entrambi i casi causa l’impatto del colpo più in alto del punto mirato. Tale problema che difficilmente si presenta in un poligono, ma abbastanza spesso a caccia, per la complessità del fenomeno verrà trattato in un  articolo apposito</li>
</ol>
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		<title>Il fucile vecchio</title>
		<link>http://alfredobigi.com/2010/03/06/articoli/il-fucile-vecchio/17</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 16:11:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel mio mestiere capita abbastanza spesso di trovarmi tra le mani fucili, per lo più doppiette vecchie, non antiche, semplicemente vecchie di 50/60 anni o più, armi senza valore commerciale essendo molte volte mal conservate o non più idonee alle &#8230; <a href="http://alfredobigi.com/2010/03/06/articoli/il-fucile-vecchio/17">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="TweetButton_button" style="float: right; margin: 7px 0 0 13px; width: 56px; height: 66px;;height:20px;margin-bottom:5px;"><a href="http://twitter.com/share data-url="http://alfredobigi.com/2010/03/06/articoli/il-fucile-vecchio/17" data-text="Il fucile vecchio"data-count="vertical" data-lang="en" data-related="Acapnia,Beretta,Breda,Browning,brunitura,damasco,Flobert,Fonda,saldatura""><img src="http://alfredobigi.com/wp-content/plugins/tweetbutton-for-wordpress/images/tweet.png" style="border:none" /></a></div>
<p>Nel mio mestiere capita abbastanza spesso di trovarmi tra le mani fucili, per lo più doppiette vecchie, non antiche, semplicemente vecchie di 50/60 anni o più, armi senza valore commerciale essendo molte volte mal conservate o non più idonee alle cartucce attuali.</p>
<p>Per lo più sono doppiette di fabbricazione belga, qualche volta inglese o italiana, in maggior parte a cani esterni, alcune probabilmente costruite nei primi decenni del ‘900 e a volte tramandate di generazione in generazione e probabilmente comprate dal primo acquirente con un notevole sforzo economico, perché anche se una volta il costo della manodopera era molto basso, un fucile buono costava molto e un fucile di gran classe aveva un prezzo che superava, calcolato ai nostri tempi, il costo di un appartamento.</p>
<p>A volte mi viene consegnato anche qualche vecchio automatico a lungo rinculo, il mitico Browning o il Breda, fucile automatico che negli anni del dopo guerra e del boom armò migliaia di cacciatori e che può essere considerato vanto dell’industria armiera italiana sia per l’ingegnosità del progetto sia per gli ottimi materiali impiegati oltre che per la robustezza e che continua a servire fedelmente chi non segue i dettami della moda e delle novità. In queste armi che spesso vengono rottamate o versate ai commissariati di P.S. per la alienazione molti vedono solo un oggetto non più utile come una lavatrice rotta o un frigo vecchio, invece ognuno di questi fucili avrebbe una storia da raccontare partendo dal giorno dell’acquisto, storie di cui si parlò a quei tempi fra gli amici e i cacciatori nel bar o nell’armeria, vantando i pregi dell’arma e dimenticando le padelle (si dimenticano in fretta) raccontando di quel tiro favoloso a un’anitra o a un beccaccino o quel doppietto alle starne, o quella lepre fuori tiro fulminata con la seconda canna caricata con una “corazzata del 2”. Anche i piccoli fucili monocanna, quelli pieghevoli, che una volta i cacciatori usavano a capanno cercando d’incrementare le magre diete con qualche passero, un merlo o un tordo, anche loro hanno una storia, storia fatta di cacce umili passate nel capanno attenti a seguire il cambio di tono del canto dei richiami, con gli occhi fissi al ramo di buttata, inclinato in modo che, posandosi gli uccelli si potesse colpirne più di uno con un solo colpo, con le cartucce ricaricate la sera prima sulla tavola di cucina con la polvere Acapnia o Fonda e il borraggio sfuso detto “chimico” nei bossoli di cartone – Rosso Cane – di questi fucili monocanna la Beretta aveva fatto tutta la serie dei calibri dal 12 al 36 e anche qualche 9 Flobert. Un fucile Beretta pieghevole mi capitò diversi anni fa, era un modello strano fatto prima del ’40 in calibro 12, molto massiccio con chiusura a serpentina, con nel fianco della bascula la scritta “fucile rinforzato”, purtroppo l’arma era stata irrimediabilmente rovinata dal tempo e da mani inesperte che avevano aggiunto danno ai danni dell’incuria. Peccato che la Beretta abbia cessato da diversi anni la produzione di questi fucili che ultimamente erano stati notevolmente migliorati specialmente nel gruppo di scatto rispetto ai primi esemplari.</p>
<p>Fra questi fucili ormai desueti a volte si può trovare qualcosa di veramente bello o interessante per il collezionista o per chi non ha ancora preferito i tecnopolimeri (alias plastica) all’acciaio limato e lavorato con mani sapienti. Un paio di anni fa ho trovato in un lotto di armi acquistato, una vecchia doppietta inglese a cani alle cui canne a damasco (ormai non più usabili) erano state saldate le bindelle, riempiendo di stagno la gola tra bindelle e canne, lavoro fatto probabilmente da un elettricista o un fabbro, spero per il decoro della categoria, non da un’armaiolo!</p>
<p>Dopo aver risaldato a regola d’arte le canne e averle ribrunite, ovviamente a damasco, ho pulito la bascula dalla patina di sporco rugginoso che la ricopriva mettendo a nudo un’incisione sobria però ancora fresca, ma la sorpresa più grande è stata quando, smontati gli acciarini con molla avanti, il meccanismo interno si è rivelato perfettamente in ordine e finito talmente bene che ho preferito limitarmi a pulirlo senza smontarne le parti che, una volta ben ripulite con apposito solvente, si sono rivelate ancora con la briglia color tempera, molle, stanghetta di scatto e noce lucidate a specchio, quasi fossero di cristallo e tutte le viti color blu elettrico. Adesso questo fucile, benché inservibile fa bella figura nella mia collezione. Perciò a tutti un consiglio, andiamoci cauti a buttare questi vecchi fucili, perché talvolta quello che ora non ha valore potrebbe averne fra qualche anno come è già successo rimanendo nel mio settore, con le armi ex ordinanza oppure nel collezionismo del militaria i cui prezzi in pochi anni sono andati letteralmente alle stelle.</p>
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		<title>Errori di tiro nella battuta al cinghiale &#8211; Perché avvengono e come rimediarvi</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 15:52:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’errore nel tiro al cinghiale durante la battuta è molto frequente e sento spesso cacciatori lamentarsi che, mentre con il fucile a canna liscia avevano facilità nel colpire la preda, una volta passati alla carabina, per quanto questa sia notevolmente &#8230; <a href="http://alfredobigi.com/2010/03/06/articoli/errori-di-tiro-nella-battuta-al-cinghiale-perche-avvengono-e-come-rimediarvi/19">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="TweetButton_button" style="float: right; margin: 7px 0 0 13px; width: 56px; height: 66px;;height:20px;margin-bottom:5px;"><a href="http://twitter.com/share data-url="http://alfredobigi.com/2010/03/06/articoli/errori-di-tiro-nella-battuta-al-cinghiale-perche-avvengono-e-come-rimediarvi/19" data-text="Errori di tiro nella battuta al cinghiale &#038;%238211; Perché avvengono e come rimediarvi"data-count="vertical" data-lang="en" data-related="Browning,caccia,calcio,canna+liscia,carabina,cinghiale,ottica,poligono,punto+rosso,Remington,taratura""><img src="http://alfredobigi.com/wp-content/plugins/tweetbutton-for-wordpress/images/tweet.png" style="border:none" /></a></div>
<p>L’errore nel tiro al cinghiale durante la battuta è molto frequente e sento spesso cacciatori lamentarsi che, mentre con il fucile a canna liscia avevano facilità nel colpire la preda, una volta passati alla carabina, per quanto questa sia notevolmente più precisa del miglior fucile a canna liscia, hanno difficoltà nel colpire il cinghiale. Problema che coinvolge sia chi spara usando le mire metalliche, sia sistemi ottici di vario tipo.</p>
<p>Le difficoltà si possono così riassumere:</p>
<ul>
<li>organi di mira o ottiche non tarate bene</li>
<li>difficoltà d’imbracciata dovuta al notevole peso che tutte le carabine semiautomatiche fanno gravare sulla mano sinistra (destra per i mancini) cioè quella che guida l’arma nel tiro in corsa, cosa che spesso impedisce un corretto anticipo nel tiro e in genere tende a fare sparare in basso</li>
<li>poca dimestichezza con l’uso della carabina, contrariamente a quanto succede con il fucile a canna liscia, la stragrande maggioranza dei cacciatori spara pochissimi colpi di carabina pertanto non riesce a “familiarizzare” con l’arma</li>
<li>l’abitudine di chi, abituato a sparare con il fucile, ha bisogno di un calcio dalla giusta piega per poter sparare. Ancor peggio per chi usa il cosiddetto “punto rosso” o il cannocchiale perché costoro devono imparare a mirare a testa alta senza appoggiare la guancia al calcio</li>
</ul>
<p>Eventuali rimedi:</p>
<ul>
<li>controllare in poligono sparando in appoggio, con bersaglio a 100 mt., la taratura sia delle mire metalliche, sia di eventuali sistemi ottici, questo perché in genere le mire metalliche non sono mai tarate. Per quel che riguarda le ottiche, si è sicuri della taratura quando all’arma è allegato il bersaglio e l’indicazione esatta del tipo di cartuccia e proiettile impiegato, comunque è sempre bene controllare;</li>
<li>sbilanciatura in avanti dell’arma:  si può rimediare inserendo immediatamente sotto il calciolo un blocchetto di piombo che, se anche aumenta il peso complessivo della carabina, riduce almeno in parte la sbilanciatura;</li>
<li>dimestichezza con l’arma:  questa si ottiene solo con l’uso continuo, provandola in poligono, provandola quando è possibile anche in campagna e facendo esercizi di inspallatura anche in casa;</li>
<li>difficoltà dovuta alla piega del calcio:  per le mire metalliche, nelle carabine con il calcio fissato al castello tramite il vitone posteriore a tirante (tipo Remington o Browning) una volta tarate le mire e non prima si può fare la piega e lo spostamento  come avviene in un fucile automatico, ovviando in questo modo alle difficoltà di far collimare mirino, tacca di mira e bersaglio in pochissimo tempo o, come può accadere, durante una battuta con poste in zona boscata, sparando di stoccata. Più complesso è trovare un possibile rimedio per chi usa sistemi ottici per la caccia in battuta, in quanto dovrebbe imparare a sparare tenendo alta la testa, in linea con l’ottica o con il punto rosso, come d’altronde fanno i cacciatori del resto d’Europa o dei paesi dell’Est che sono abituati a sparare con la carabina dotata di ottica anche ad animali in corsa e posso dire con ottimi risultati. Per chi invece non riesce a staccare la guancia dal calcio e usa l’ottica, l’unico rimedio consiste nel creare un rialzo sul dorso del calcio o con un riporto di legno, oppure con appositi rialzi in gomma da incollare al calcio, cercando in questo modo di ottenere una piega nel calcio che allinei l’occhio non alle mire, ma all’ottica. E’ però bene tener presente che una volta tolta l’ottica sarà quasi impossibile usare l’arma con le mire metalliche, in quanto il calcio risulterà più dritto di almeno un paio di centimetri. Un’altra prova importante da farsi è il giusto abbinamento arma &#8211; cartuccia perché può capitare che con un tipo di cartucce si abbiano ottimi risultati di precisione e con altre, risultati opposti e anche se in genere il tiro in battuta si effettua su corte distanze, è utile ricordarsi che una carabina semiautomatica anche se con canna corta, purchè dotata di ottica (non di punto rosso) può permettere di colpire un cinghiale anche a 200 mt., specialmente se il selvatico è fermo e se il cacciatore può fare il tiro con l’arma in appoggio.</li>
</ul>
<p>Queste note sono per quei cacciatori che, acquistata una carabina e passate alcune delusioni, stanno pensando di riprendere il vecchio fucile.</p>
<p>Aspettate, fate qualche prova e ripensateci!</p>
<p>In bocca al lupo!</p>
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		<title>Attività primaverili</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 15:36:49 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="TweetButton_button" style="float: right; margin: 7px 0 0 13px; width: 56px; height: 66px;;height:20px;margin-bottom:5px;"><a href="http://twitter.com/share data-url="http://alfredobigi.com/2010/03/06/articoli/attivita-primaverili/21" data-text="Attività primaverili"data-count="vertical" data-lang="en" data-related="Bench+Rest,caccia+di+selezione,calcio,carabina,censimenti,ottica,pioggia,stagione+venatoria,taratura,ungulati""><img src="http://alfredobigi.com/wp-content/plugins/tweetbutton-for-wordpress/images/tweet.png" style="border:none" /></a></div>
<p>Abbiamo appena finito il periodo di caccia di selezione  stiamo ultimando i censimenti degli ungulati e davanti a noi si presenta un periodo vuoto di attività venatoria. A parte qualche piano di controllo, la maggior parte di noi ha un po’ di tempo libero per poter effettuare qualche preparativo in previsione della prossima stagione venatoria.<br />
Questo periodo primaverile è il momento migliore per provvedere ad eseguire tutte quelle prove delle armi e controlli che in pieno tempo di caccia, vuoi per la mancanza di tempo, vuoi per la stagione inclemente od altro, ognuno è costretto a rimandare al futuro.<br />
Le carabine in special modo è bene che siano controllate in ogni loro parte, chi le ha esposte a pioggia o neve è bene le smonti dal calcio e le sottoponga ad una buona pulizia delle parti interne che andranno rimontate, dopo una buona lubrificata con olio per armi nelle parti meccaniche, ed un leggero strato di grasso del tipo a lunga conservazione nelle parti metalliche interne al calcio e all’impugnatura.<br />
Anche chi non ritiene necessario lo smontaggio dell’arma, sarà opportuno che esegua i seguenti brevi e semplicissimi controlli:</p>
<p><span style="font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; line-height: 24px; font-size: 16px;"></p>
<ul>
<li>controllare che le viti che uniscono la carabina al calcio siano ben strette</li>
<li>controllare che la canna sia rimasta flottante (la canna non deve toccare il legno sottostante, specialmente nelle carabine a otturatore girevole e scorrevole), detto controllo si effettua facendo scorrere una striscietta di carta fra la canna e il calcio, la canna deve risultare libera fino all’ingrossamento della stessa, in prossimità dell’unione con la culatta. La prova sopradetta non si effettua nella maggioranza delle carabine semiautomatiche</li>
<li>controllare gli attacchi dell’ottica. Questo si effettua provando che le viti degli anelli siano tutte ben strette (con l’uso può capitare che si allentino)</li>
<li>è opportuno provare che siano ben serrate anche le viti che uniscono le basi degli anelli alla meccanica dell’arma, per far questo a volte bisogna smontare gli anelli dalle loro basi il che, a parte gli attacchi predisposti per lo smontaggio rapido, richiede obbligatoriamente la ritaratura del cannocchiale</li>
<li>provvedere ad una radicale pulizia della canna. Con l’aiuto di un buon solvente eliminare <strong>completamente </strong>ogni traccia<strong> </strong>di rame dalla rigatura (la presenza di rame è facilmente controllabile guardando all’interno della canna dalla bocca della stessa) questa operazione è utilissima per prevenire l’usura della rigatura e per mantenere una buona precisione</li>
<li>un ultimo controllo deve riguardare l’effettivo funzionamento dei dispositivi di chiusura delle sicure, della durezza dello scatto e/o dello Stecher, ove presente. Un’occhiata va data anche ai portabretella che siano ben stretti con le loro viti e anche la cinghia della carabina merita un controllo, quelle usurate o deboli vanno sostituite (la rottura della cinghia, con conseguente caduta dell’arma, oltre a recare danni alla stessa e all’ottica, può anche causare una tragedia)</li>
</ul>
<p></span></p>
<ol></ol>
<p>Una volta effettuati questi piccoli lavori è bene eseguire un controllo della precisione dell’arma e della corretta taratura dell’ottica o delle mire da eseguirsi in un poligono di tiro. Per le suddette prove bisogna munirsi di cavalletto da Bench Rest e del cuscinetto posteriore per l’appoggio del calcio in modo che l’arma stia ferma in modo assoluto. Per una carabina da battuta l’ottica viene generalmente tarata a 100 mt. e a 50, massimo 100 mt. le mire metalliche. Per le carabine da usarsi nelle caccie di selezione consiglio sempre la taratura dell’ottica a 200 mt.,  poiché non essendo la traiettoria del proiettile una curva costante, se per esempio con un calibro medio, usando palle di medio peso ho la taratura a 200 mt., a 100 mt. mi può alzare mediamente di 4-5 cm. permettendomi di colpire bene il bersaglio a qualsiasi distanza entro i 200 mt.. Se invece con la stessa arma e con le stesse munizioni ho la taratura a 100 mt. a 200 mt avrò un calo del proiettile dal punto mirato di 12-16 cm. il che può creare non pochi problemi sui tiri un po’ lunghi. Un buon abbinamento carabina-cartuccia deve permettere almeno di rimanere con una rosata di 3 colpi dentro la parte interna del bersaglio da Bench Rest (diametro 11 cm.) a 200 mt.. Ottimo risultato quando nelle stesse condizioni la rosata è di 3-4 cm. Qualora non si ottenesse un risultato soddisfacente è bene studiare e provare un munizionamento diverso. Capita spesso che, variando il tipo di cartucce o, nel caso di chi ricarica cambiando qualche componente della cartuccia o effettuando modifiche della stessa si passi da risultati pessimi ad ottimi e viceversa.<br />
Dopo la taratura o controllata la taratura dell’arma e aver ottenuto i risultati desiderati è bene abbandonare il cavalletto da Bench Rest e dedicarsi a qualche tiro più idoneo all’uso venatorio per provare oltre all’arma anche le nostre capacità, pertanto è bene sparare stando sdraiati con appoggio sullo zaino, seduti con l’appoggio sullo zaino, in ginocchio e, per chi usa l’arma in battuta, in piedi. Tutto questo per molti, ma non da tutti, è considerato un divertimento, è però utilissimo e va fatto e può contribuire in modo determinante ad ottenere soddisfacenti risultati nella prossima stagione venatoria.<br />
Consiglio di fare tutto quello di cui ho scritto, soprattutto le prove di tiro, prima del sopravvenire della stagione calda, in quanto con il surriscaldamento delle canne e conseguenti sovrapressioni dovute alla temperatura esterna può capitare  che armi e munizioni che normalmente ci danno ottimi risultati ci lascino molto delusi. Comunque per chi deve effettuare prove di tiro durante stagioni molto calde è consigliabile di non sparare più di 2-3 colpi di seguito senza lasciare raffreddare la canna, anche per evitarne un’eccessiva usura, questo è necessario specialmente per i calibri esasperati e ad alta velocità.<br />
Buon lavoro!</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>C&#8217;era una volta il Breda</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 15:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="TweetButton_button" style="float: right; margin: 7px 0 0 13px; width: 56px; height: 66px;;height:20px;margin-bottom:5px;"><a href="http://twitter.com/share data-url="http://alfredobigi.com/2010/03/06/articoli/cera-una-volta-il-breda/23" data-text="C&#038;%238217;era una volta il Breda"data-count="vertical" data-lang="en" data-related="bindella,Breda,Browning,caccia,fresatura,rinculo""><img src="http://alfredobigi.com/wp-content/plugins/tweetbutton-for-wordpress/images/tweet.png" style="border:none" /></a></div>
<p>La prima volta che ho usato un Breda a caccia fu quando, ero alla prima o forse alla seconda licenza di caccia, un cliente abituale dell&#8217;armeria in cui allora ero il &#8220;Cinno&#8221; mi chiese se volevo andare ad allodole con lui nelle campagne vicino a Ostellato. La partenza era stabilita alle prime ore del mattino e io mi presentai con un buon anticipo in bicicletta davanti a casa sua con una cinquantina di cartucce e, a tracolla,la mia Dumoulin a cani. Quando vide la mia doppietta sorrise e mi disse: &#8220;ho preso per te il Breda così avrai cinque colpi senza perdere tempo a ricaricare&#8221;. Così caricammo nella sua macchina due fucili oltre il mio e tre cassette da 200 cartucce, in più l&#8217;attrezzatura per le allodole e partimmo. Non ricordo molto di quella giornata, ormai sono passati più di 35 anni, però mi è rimasta impressa la grande abbondanza di allodole in una gelida mattina di sole, il Breda che rimaneva sempre vuoto e le mani gelate che faticavano a spingere le cartucce nel serbatoio.Tornammo a casa con due cassette di cartucce vuote e la terza piena solo a metà e quasi un centinaio di allodole. Il Breda si era comportato egregiamente senza un solo inceppamento, il modello usato quel giorno era del primo tipo, a lungo rinculo, costruito nei primi anni &#8217;50 dalla Breda Meccanica Bresciana, completamente in acciaio. Aveva la caratteristica di essere smontabile completamente a mano, escluso il calcio. Tutte le parti erano ottenute per fresatura, compreso il coperchio del castello. Rispetto ai modelli successivi il calcio era trattenuto oltre che dal vitone collegato al tubo guidamolla all&#8217;interno del calcio, anche da una vite collegante due codette che facevano parte dell&#8217;impugnatura (come nel Browning). Nella codetta superiore era situata la sicura dorsale con un piccolo bottoncino di arresto da premere per lo spostamento. Il tubo serbatoio conteneva 4 colpi ed era chiuso anteriormente terminando con un tubetto di qualche centimetro in cui si impegnava la vite che tratteneva in sede l&#8217;asta e la canna, ed era completamente cromato. Di questi tubi serbatoio ne ho visti anche con capacità di sette colpi con l&#8217;asta ovviamente altrettanto lunga, in quanto il serbatoio non fuoriusciva dall&#8217;asta, ma ne rimaneva completamente coperto.Le canne erano o senza bindella con uno zoccolo porta mirino, oppure con bindella piena in lamierino e saldata a stagno alla canna. L&#8217;arma era ben rifinita, tutte le parti non brunite, con l&#8217;eccezione dell&#8217;elevatore, erano coperte di una eccellente cromatura così come l&#8217;interno delle canne. Negli anni successivi furono fatti nel Breda notevoli miglioramenti. Furono abolite le codette che indebolivano il calcio, rimase a trattenerlo solo il vitone posteriore e il punto di contatto del calcio al castello fu fatto leggermente conico, con questi accorgimenti un buon armaiolo poteva modificarne la piega e lo spostamento. Togliendo le codette fu tolta anche la sicura dorsale che fu sostituita da una laterale al castello che fungeva anche da perno di ritegno del gruppo sottogrilletto ed era reversibile a dx o sx, fu modificata la biella che diventò in lamiera stampata così come pure il coperchio. Nel nuovo modello Breda il tubo serbatoio non era chiuso nella parte anteriore ed era filettato per il tappo di chiusura, la molla del serbatoio stesso era trattenuta in sede da un anello in acciaio a espansione, rimuovendo il quale si poteva sostituire al tappo a vite una prolunga del serbatoio di ottima fattura che portava la capacità del fucile a 7 colpi. Altre novità riguardarono le canne; la più importante fu l&#8217;adozione degli strozzatori intercambiabili applicati alla canna con una vite a filetto micrometrico, disponibili con 5 diverse lunghezze e strozzature da 0 a 10/10, variando così anche la lunghezza della canna. La bindella divenne ventilata e saldata con lega di ottone, inoltre il diametro della parte di canna fra l&#8217;anello di scorrimento e la culatta fu assotigliata leggermente alleggerendola anche esteticamente. L&#8217;asta fu semplificata, irrobustita con una fascetta metallica al punto di contatto col castello e una grossa rivettatura nella parte piena davanti all&#8217;anello delle canne. Nel castello le viti a perno delle leve laterali furono sostituite da robusti perni a pressione. Di questo fucile ne sono stati fatti diversi modelli con finiture e incisioni di vari tipi e ne fu fatta anche la versione in cal. 20 il quale anche se esteticamente uguale al 12 era diverso internamente e non altrettanto robusto e con il castello e il sottogrilletto in lega leggera. Il Breda a lungo rinculo forse è stato, fino all&#8217;avvento del fucile a presa di gas, il fucile automatico più venduto dalle nostre parti, ed ha accompagnato migliaia di cacciatori nelle loro giornate, inoltre i pochi inconvenienti o rotture che presentava erano per lo più dovuti all&#8217;incuria e al non corretto uso degli anelli freno e del mollone di rinculo.</p>
<p>Buon fucile questo Breda!</p>
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		<title>Il primo fucile, una scelta da meditare</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 15:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="TweetButton_button" style="float: right; margin: 7px 0 0 13px; width: 56px; height: 66px;;height:20px;margin-bottom:5px;"><a href="http://twitter.com/share data-url="http://alfredobigi.com/2010/03/06/articoli/il-primo-fucile-una-scelta-da-meditare/25" data-text="Il primo fucile, una scelta da meditare"data-count="vertical" data-lang="en" data-related="automatico,calibro,doppietta,Magnum,monocanna,sovrapposto""><img src="http://alfredobigi.com/wp-content/plugins/tweetbutton-for-wordpress/images/tweet.png" style="border:none" /></a></div>
<div>
<p>Anche se i nuovi cacciatori non sono molti, soprattutto a causa della difficoltà degli esami venatori, spesso farciti di domande assurde talvolta anche errate, capita che il novello seguace di Diana e protetto di S. Uberto, si presenti con il suo porto di fucile appena ricevuto dalle competenti autorità e mi chieda un fucile per andare a caccia.<br />
A questa domanda devo cercare di indirizzare il potenziale acquirente all’arma più consona al tipo di attività venatoria che intende professare almeno in modo più assiduo.<br />
Tralasciando la caccia agli ungulati, sia di selezione sia in battuta, da effettuare con carabine a canna rigata, di cui ho già parlato in precedenti articoli, la scelta del fucile per la caccia, sia alla selvaggina stanziale che alla migratoria, si può così effettuare:</p>
<ul>
<li>scelta del calibro</li>
<li>scelta del tipo di fucile, canna e strozzatura più idonee all’uso che se ne dovrà fare</li>
</ul>
<h2>La scelta del calibro</h2>
<p>Il calibro per eccellenza è il cal. 12, usato dalla stragrande maggioranza dei cacciatori, seguito dal cal. 20 che molti usano sia per la caccia alla migratoria che alla stanziale, altri calibri invece vengono usati soprattutto nella caccia a capanno con l’esclusione del calibro 410 che alcuni usano con buoni risultati anche nella caccia vagante. Il cal. 12 è quello che ha la più vasta gamma di scelta sul tipo di munizioni, inoltre molte armi moderne sono camerate in modo da poter usare anche cartucce 12 Magnum con bossolo di 76 mm., pertanto con un’unica arma si possono usare quasi tutte le cartucce presenti sul mercato. Qualche fabbrica d’armi ha iniziato la produzione di fucili cal. 12 Ultramagnum che per ora sono poco diffusi.</p>
<p>Il cal. 20 è anch’esso, come detto precedentemente per il cal. 12, camerato nelle armi moderne con sede della cartuccia di 76 mm. il che permette di sparare sia cartucce normali, sia cartucce magnum con 35/36 grammi di piombo, praticamente la carica di una cartuccia cal. 12 non magnum. L’uso del cal. 20 permette quindi di avere le stesse prestazioni del cal. 12 come gittata e  inoltre le armi di questo calibro sono molto più maneggevoli dell’arma dello stesso tipo in calibro 12.</p>
<h2>Automatico, Doppietta o Sovrapposto?</h2>
<p>Tralasciamo l’uso del fucile monocanna riservato praticamente a chi caccia a capanno. Il fucile automatico è praticamente l’arma più usata. Indispensabile nella caccia in botte e non solo per quel colpo in più rispetto alle doppiette e ai sovrapposti, ma perché si può ricaricare senza doversi sporgere dalla botte o dal capanno. Inoltre, essendo in genere un’arma abbastanza rustica e non eccessivamente costosa è quella che meglio si presta per un uso privo di riguardi. Se si aggiunge la facile sostituzione della canna ed eventualmente delle strozzature,  il fucile automatico risulta essere utile per tutte le cacce, dall’allodola al cinghiale.</p>
<p>La doppietta è l’arma classica per la caccia, il fucile per chi caccia sportivamente, soprattutto la selvaggina stanziale, importante la scelta delle canne e delle strozzature diverse secondo l’ambiente e il tipo di caccia: canne corte e larghe xxxx-xx per chi caccia in montagna e nel bosco, xxx-x con canne di 70/71 mm per chi caccia in pianura. Personalmente la doppietta che più mi piace è quella a cani esterni e bigrillo. Reputo utile il monogrillo solo per chi, abituato all’automatico non riesce a fare il passaggio dal primo al secondo grilletto. L’estrattore automatico è comodo per il tiro, ma a caccia lo reputo inutile, inoltre l’estrazione manuale dei bossoli ne permette il recupero evitando di disperderli sul terreno.</p>
<p>Per il sovrapposto valgono le considerazioni fatte per la doppietta.<br />
Un buon sovrapposto può essere utilizzato anche per il tiro al piattello, anche se il sovrapposto da caccia ha specifiche diverse da quello per il tiro.</p>
<p>Secondo il tipo di canne e di strozzature scelte si può fare il trapp o il percorso caccia.<br />
Molte ditte fabbricano ora sovrapposti con strozzatori interni intercambiabili, che se anche possono non piacere rendono l’arma molto versatile e praticamente tuttofare.</p>
<p>Una scelta di massima importanza consiste nelle misure del calcio, perché è il calcio che permette di colpire il bersaglio, pertanto va adattato perfettamente in tutte le sue misure: piega, spostamento o vantaggio e lunghezza a colui che lo dovrà usare.</p>
<p>Un ultimo accenno per le marche: non voglio fare pubblicità per nessuno però voglio ricordare, non per nazionalismo ma come meccanico armaiolo, che attualmente il prodotto Made in Italy, a parte qualche costosissimo fucile estero, è insuperato a livello mondiale. Anche nei fucili automatici, escludendo il vecchio Browning a lungo rinculo, il Made in Italy è nettamente superiore.</p>
<p>Sappiate scegliere e non ascoltate solo la pubblicità.</p>
</div>
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		<title>Canna liscia o rigata per la caccia al cinghiale &#8211; Il perché di una scelta</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 15:09:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cal. 30/06]]></category>
		<category><![CDATA[canna liscia]]></category>
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		<category><![CDATA[Gen. Negri]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class="TweetButton_button" style="float: right; margin: 7px 0 0 13px; width: 56px; height: 66px;;height:20px;margin-bottom:5px;"><a href="http://twitter.com/share data-url="http://alfredobigi.com/2010/03/06/articoli/canna-liscia-o-rigata-per-la-caccia-al-cinghiale-il-perche-di-una-scelta/27" data-text="Canna liscia o rigata per la caccia al cinghiale &#038;%238211; Il perché di una scelta"data-count="vertical" data-lang="en" data-related="cal.+30%2F06,canna+liscia,canna+rigata,cinghiale,Gen.+Negri""><img src="http://alfredobigi.com/wp-content/plugins/tweetbutton-for-wordpress/images/tweet.png" style="border:none" /></a></div>
<p><a href="http://alfredobigi.com/wp-content/uploads/2011/03/cinghiale.jpg" rel="shadowbox[sbpost-27];player=img;" title="Cinghiale"><img class="alignleft size-medium wp-image-98" title="Cinghiale" src="http://alfredobigi.com/wp-content/uploads/2011/03/cinghiale-300x199.jpg" alt="Cinghiale" width="300" height="199" /></a>Contrariamente a quanto avviene nella maggior parte dei paesi europei e dell’Est a più evoluta tradizione di caccia agli ungulati, in cui la pratica venatoria si svolge quasi esclusivamente con armi rigate, in Italia, escludendo le zone alpine, l’uso della carabina è visto con diffidenza sia per il radicato uso del fucile a canna liscia, sia per il timore di queste armi, ritenute erroneamente più pericolose dei fucili a canna liscia, dovuto alla poca pratica delle armi rigate e alla quasi nulla conoscenza della loro balistica esterna e terminale. Come ho già detto l’uso di armi a canna liscia viene ritenuto meno pericoloso, ma chiunque sia veramente pratico di tiro a palla ne conosce benissimo i difetti che si possono così riassumere : la palla esce dalla bocca della canna a velocità relativamente bassa 470/480 m/s (Rottweill), non ruotando sul proprio asse (come dimostrano le fotografie stroboscopiche eseguite sulla maggior parte di cartucce in commercio) la palla è priva di stabilità e già a 50 mt., la sua precisione lascia a desiderare (sono considerate buone rosate di 5 colpi in 20 cm) oltre i 50 metri colpire un bersaglio è più fortuna che abilità del tiratore. Il difetto peggiore delle palle sparate in armi a canna liscia è dovuto alla bassa velocità iniziale che è causa, unitamente al tipo di palle, dei cosiddetti rimbalzi. La palla infatti, incontrando durante la sua traiettoria, un corpo solido (sassi o alberi nel nostro caso), viene deviata dal suo percorso secondo la sua velocità residua e la durezza e l’angolazione del punto d’impatto stesso, causando molti luttuosi incidenti non imputabili a scarsa prudenza del tiratore o ad imperizia. Uno studio condotto dal Gen. Negri (uno dei più famosi esperti italiani di balistica) dimostra come una palla sparata dalla linea  delle poste con un angolo di 35° rispetto alla linea stessa, rimbalzando contro un ostacolo, passa attraverso la suddetta linea a circa 70 mt. dal tiratore con sufficiente forza viva da produrre la morte di un uomo. Molti credono che la gittata massima delle armi a canna liscia sia 200 o 300 metri, niente di più errato, una palla Brenneke può arrivare con un alzo di 30° a ben 1200 metri.</p>
<p>Come balistica terminale la palla per canna liscia è la meno devastante e traumatica sui tessuti muscolari dell’animale, ciò è dovuto alla scarsa velocità e alla pressochè nulla deformazione della palla che a volte fuoriesce con un foro simile a quello di entrata, causando la fuga e il mancato recupero di animali feriti anche in modo grave o in parti vitali. Esaminando come campione tipo di arma rigata un cal. 30/06 con palla da 180 grs., una delle più comunemente usate per questa caccia, si vengono a rilevare i seguenti dati (solo indicativi in quanto suscettibili di variazioni secondo la marca o il tipo di proiettile)  la velocità impressa al proiettile è mediamente di 825 m/s e la precisione è tale che un mediocre tiratore può colpire un animale anche a 200 metri. La velocità del proiettile fa si che questo scarichi sull’animale un’energia cinetica di circa 3200 Joule ad una distanza di 100 metri e l’onda d’urto trasmessa ai tessuti unita alla deformabilità della palla che arriva al 60/70% della medesima, crea una cavità pulsatoria primaria non inferiore a 200 cc. con cavità temporanea di 4000 cc e zone di travaso sanguigno non inferiore a 2500 cc. In caso d’urto contro un ostacolo durante la sua traiettoria, il proiettile lo trapassa oppure vi si disintegra. Si hanno casi di rimbalzo solo con un angolo inferiore ai 15°. Per chi teme la gittata massima delle carabine tengo a precisare che per ottenerla occorre sparare verso l’alto con un’angolazione tale che servirebbe solo se i cinghiali “volassero sopra gli alberi”, mentre di solito si spara verso il basso o addirittura dentro i fossi che attraversano i boschi, essendo questi i sentieri preferiti dal suinide. Queste note sono state scritte e presentate agli Enti Pubblici responsabili della gestione della caccia nel 1990, ora a 10 anni di distanza e di esperienze, posso dire che i fatti mi hanno dato ragione.</p>
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		<title>Quale carabina &#8211; Quale calibro</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 14:36:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="TweetButton_button" style="float: right; margin: 7px 0 0 13px; width: 56px; height: 66px;;height:20px;margin-bottom:5px;"><a href="http://twitter.com/share data-url="http://alfredobigi.com/2010/03/06/articoli/quale-carabina-quale-calibro/29" data-text="Quale carabina &#038;%238211; Quale calibro"data-count="vertical" data-lang="en" data-related="cal.+30%2F06,calibro,carabina""><img src="http://alfredobigi.com/wp-content/plugins/tweetbutton-for-wordpress/images/tweet.png" style="border:none" /></a></div>
<p>Questa è una domanda che ultimamente mi sento fare spesso in Armeria o al Poligono di Tiro da quei cacciatori che, avendo optato per la caccia agli ungulati, sono in maggior parte all’oscuro di tutto ciò che riguarda l’impiego pratico di una carabina a canna rigata. Quando mi viene posta la domanda sul tipo di carabina da usare, prima di rispondere, mi informo per quale uso è destinato, uso che si divide nei seguenti settori:</p>
<ul>
<li>caccia al cinghiale in battuta</li>
<li>caccia di selezione e controllo del cinghiale da effettuarsi anche in ore notturne</li>
</ul>
<p>Partendo dal primo cioè caccia al cinghiale in battuta, l’arma per eccellenza è la carabina semiautomatica seguita dall’express sia sovrapposto che doppietta, infine vengono le carabine a ripetizione a leva, a pompa, a otturatore girevole scorrevole le quali però richiedono notevole pratica nell’uso per poter ripetere il colpo velocemente. Come calibro uno dei più indicati per le carabine semiautomatiche è il 30/06 con peso di palle da 150 a 220 grs. Personalmente in questo calibro preferisco pesi di palle da 165 a 180 grs. Ottimi altri calibri per le semiautomatiche sono il 308W che può usare gli stessi proiettili del 30/06, anche se con meno radenza e il 7 RM. Non mi piacciono calibri molto potenti come il 300WM e il 338 e altri in quanto progettati per selvaggina come alce, cervo o grosse antilopi e del tutto esagerati per i nostri cinghiali che solo di rado superano il quintale. Ancor più importante del calibro è la scelta del proiettile, va sempre cercata una palla che sia la più deformabile in quanto solo così si scarica sull’animale se non tutta, la maggior parte dell’energia erogata dalla cartuccia. Personalmente uso cartucce 30/06 con palla da 165 grs HPBT Sierra n° di codice 2140 in quanto è la più espansiva di quelle che ho provato, altri amici ai quali ho consigliato l’uso di questo proiettile ne sono stati entusiasti, peccato che nessun fabbricante ponga in vendita munizioni  cariche con questa palla, pertanto chi ne vuole fare uso deve caricarsi le cartucce. Per le armi rigate basculanti &#8211; Doppiette o Sovrapposti &#8211; la scelta dei calibri è vasta, importante scegliere cartucce con il collarino nel fondello del bossolo, cioè quelle in cui all’indicazione del calibro vi è una R (esempio: 7x57R) in quanto dette cartucce avendo il collarino non creano problemi all’estrattore, inoltre essendo progettate appositamente per armi la cui canna è molto più sottile di quella di una normale carabina, hanno sempre una carica leggermente inferiore alla corrispettiva cartuccia dello stesso calibro per carabina in modo di poter ottenere pressioni di canna minori e minori sollecitazioni nelle chiusure dell’arma. I calibri più indicati sono 7x57R &#8211; 7x65R (ottima)  - 30 Blaser &#8211; 8x57JSR, per finire all’ 8x68R e al 9,3x74R, per me eccessivi. Essendo la maggior parte di queste cartucce di produzione RWS, le palle più indicate sono le H. Mantel,  le TUG e le TIG in quanto più espansive. Una cosa importante per chi decide di usare un’express a canne parallele o sovrapposte è la prova di tiro, da farsi a 100 metri, i fori dei due colpi, se le canne sono state accoppiate bene, non dovrebbero discostarsi tra loro più di 10-12 cm. Vanno ben registrate  le tacche di mira e il mirino in quanto le Fabbriche non potendo sapere quale cartuccia userà il cacciatore montano sistemi di mira alquanto approssimativi. Per le armi a ripetizione a leva tipo Winchester o Marlin non vi è molta varietà di calibri però dal 30/30 al glorioso 45/70 sono tutti validi per il cinghiale a parte il 44 Rem.Magnum un po’ scarso di energia cinetica, ottimo il 444 Marlin calibro con il quale si trova in commercio anche qualche Express. Un’avvertenza per chi ricarica cartucce per le armi a leva! Queste armi, con l’eccezione della carabina a leva della Browning cal. 308W e poche altre, hanno il serbatoio tubolare, pertanto esigono l’uso di palle a punta piatta del tipo Flat Nose per evitare che con l’uso di proiettili appuntiti questi fungano da percussore contro l’innesco della cartuccia che li precede nel serbatoio causandone l’esplosione. Anche queste armi vanno tarate sulla distanze di 100 mt, inoltre è bene usarle spesso per imparare ad azionare velocemente la leva di ricarica ed ottenere così la massima velocità nel ripetere il colpo. Della carabina a otturatore girevole e scorrevole, ne parlerò nel settore della caccia di selezione.</p>
<p>Per quanto riguarda il secondo punto, la caccia di selezione,  l’arma per eccellenza è la carabina a otturatore oppure il Kipplauf (Monocanna a canna rigata) preferibili entrambi per la loro precisione e per il sistema di scatto che oltre a essere regolabile, in molte armi è dotato di Stecher, cosa non possibile nelle armi semiautomatiche. Buoni anche i Drilling e i Combinati, ma poco usati da noi, mentre lo sono molto in zona Alpi e nel Mittel Europa. Una volta scelta l’arma è importante la scelta del calibro, secondo la selvaggina che si intende cacciare. Per il capriolo: calibri tra 6mm e 7mm, qualcuno usa anche il 222 Rem. o il 22-250, io preferisco calibri dal 243W in su, perché palle troppo leggere (50-60grs) risentono molto del vento e su distanze di 200 mt. spostano il punto d’impatto anche di 10 cm. Va tenuto presente che in questa caccia è da considerarsi della massima importanza la radenza della cartuccia (in parole povere, la minor curva nella traiettoria del proiettile) cosa facilmente accertabile guardando una tabella balistica e ancor più facile nelle scatole delle cartucce RWS, basta leggere il GEE (punto di taratura ottimale) più questo è alto più radente è la cartuccia. Ottimo come radenza il 6 Freres, i calibri 257 e 270 Weatherby, il 6,5&#215;65 RWS (GEE 200 mt) il 6,5&#215;68 (GEE 220 mt), ma un po’ desueto, il 25/06 con palla da 100 grs, il 7 Rem.M. (con  palla da grammi 9,4 GEE 210mt) e uno dei miei preferiti il 7&#215;64 con palla da 8 grammi KS che la RWS da per buone dal capriolo al cervo con GEE a 200 mt. Di quasi tutte queste cartucce di produzione tedesca esiste la versione Rimmed (con collarino) per i basculanti e i monocanna es. : 6,5x65R &#8211; 6,5x68R &#8211; 7x65R ecc. Per la caccia di selezione ad animali anche di mole superiore al capriolo e il cinghiale compreso anche i piani di controllo notturno è da preferirsi sempre la carabina ad otturatore per le ragioni già citate, partendo però con un calibro non inferiore ai 6,5 mm.Tenendo presente sempre la radenza del proiettile, per chi vuole un’unica carabina per la caccia di selezione valida per tutti gli ungulati presenti sul territorio consiglierei il 270W (ottimo con palle da 130 grs) il già citato 7&#215;64 che porta palle del peso variabile dagli 8 grammi a 11,5 &#8211; il 7Rem.M, il 30/06 anche se non molto radente, i già citati 257 e 270 Weatherby.  Calibri superiori anche se molto validi sono eccessivi. Molto importante, una volta scelti carabina e calibro, è la prova delle cartucce al poligono, per trovare l’abbinamento arma &#8211; cartuccia che dia la miglior concentrazione di colpi. La prova si effettua nel seguente modo con la carabina munita già di ottica e tarata a 200 mt.: si monta a 200 mt. un bersaglio bianco con un piccolo riferimento al centro del diametro massimo di 5/6 cm., si mette la carabina su cavalletto da Bench Rest con appoggio anteriore e posteriore, si spara una serie di tre colpi mirando accuratamente al riferimento senza controllare tra un colpo e l’altro il punto colpito (perché istintivamente si tende a correggere il tiro) in quanto non ha nessuna importanza dove vanno i colpi, bensì il loro raggruppamento. Una volta effettuata la prova con diversi tipi di cartucce o di cariche, per chi preferisce farsele da solo, si può scegliere quella che ha dato i risultati migliori considerando che in una buona rosata i due colpi più distanti non devono superare i 6 cm., dopo di che si può tarare il canocchiale con queste cartucce. Evitare di fare questa prova con vento molto forte o con luminosità del cielo molto variabile.</p>
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