mar
2010
06

Canna liscia o rigata per la caccia al cinghiale – Il perché di una scelta


CinghialeContrariamente a quanto avviene nella maggior parte dei paesi europei e dell’Est a più evoluta tradizione di caccia agli ungulati, in cui la pratica venatoria si svolge quasi esclusivamente con armi rigate, in Italia, escludendo le zone alpine, l’uso della carabina è visto con diffidenza sia per il radicato uso del fucile a canna liscia, sia per il timore di queste armi, ritenute erroneamente più pericolose dei fucili a canna liscia, dovuto alla poca pratica delle armi rigate e alla quasi nulla conoscenza della loro balistica esterna e terminale. Come ho già detto l’uso di armi a canna liscia viene ritenuto meno pericoloso, ma chiunque sia veramente pratico di tiro a palla ne conosce benissimo i difetti che si possono così riassumere : la palla esce dalla bocca della canna a velocità relativamente bassa 470/480 m/s (Rottweill), non ruotando sul proprio asse (come dimostrano le fotografie stroboscopiche eseguite sulla maggior parte di cartucce in commercio) la palla è priva di stabilità e già a 50 mt., la sua precisione lascia a desiderare (sono considerate buone rosate di 5 colpi in 20 cm) oltre i 50 metri colpire un bersaglio è più fortuna che abilità del tiratore. Il difetto peggiore delle palle sparate in armi a canna liscia è dovuto alla bassa velocità iniziale che è causa, unitamente al tipo di palle, dei cosiddetti rimbalzi. La palla infatti, incontrando durante la sua traiettoria, un corpo solido (sassi o alberi nel nostro caso), viene deviata dal suo percorso secondo la sua velocità residua e la durezza e l’angolazione del punto d’impatto stesso, causando molti luttuosi incidenti non imputabili a scarsa prudenza del tiratore o ad imperizia. Uno studio condotto dal Gen. Negri (uno dei più famosi esperti italiani di balistica) dimostra come una palla sparata dalla linea  delle poste con un angolo di 35° rispetto alla linea stessa, rimbalzando contro un ostacolo, passa attraverso la suddetta linea a circa 70 mt. dal tiratore con sufficiente forza viva da produrre la morte di un uomo. Molti credono che la gittata massima delle armi a canna liscia sia 200 o 300 metri, niente di più errato, una palla Brenneke può arrivare con un alzo di 30° a ben 1200 metri.

Come balistica terminale la palla per canna liscia è la meno devastante e traumatica sui tessuti muscolari dell’animale, ciò è dovuto alla scarsa velocità e alla pressochè nulla deformazione della palla che a volte fuoriesce con un foro simile a quello di entrata, causando la fuga e il mancato recupero di animali feriti anche in modo grave o in parti vitali. Esaminando come campione tipo di arma rigata un cal. 30/06 con palla da 180 grs., una delle più comunemente usate per questa caccia, si vengono a rilevare i seguenti dati (solo indicativi in quanto suscettibili di variazioni secondo la marca o il tipo di proiettile)  la velocità impressa al proiettile è mediamente di 825 m/s e la precisione è tale che un mediocre tiratore può colpire un animale anche a 200 metri. La velocità del proiettile fa si che questo scarichi sull’animale un’energia cinetica di circa 3200 Joule ad una distanza di 100 metri e l’onda d’urto trasmessa ai tessuti unita alla deformabilità della palla che arriva al 60/70% della medesima, crea una cavità pulsatoria primaria non inferiore a 200 cc. con cavità temporanea di 4000 cc e zone di travaso sanguigno non inferiore a 2500 cc. In caso d’urto contro un ostacolo durante la sua traiettoria, il proiettile lo trapassa oppure vi si disintegra. Si hanno casi di rimbalzo solo con un angolo inferiore ai 15°. Per chi teme la gittata massima delle carabine tengo a precisare che per ottenerla occorre sparare verso l’alto con un’angolazione tale che servirebbe solo se i cinghiali “volassero sopra gli alberi”, mentre di solito si spara verso il basso o addirittura dentro i fossi che attraversano i boschi, essendo questi i sentieri preferiti dal suinide. Queste note sono state scritte e presentate agli Enti Pubblici responsabili della gestione della caccia nel 1990, ora a 10 anni di distanza e di esperienze, posso dire che i fatti mi hanno dato ragione.

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